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Fondazione con il Sud, chiudono i progetti, rimangono i debiti

Il bando per la Fondazione Sud prevedeva un investimento di 270.000 euro per risollevare Librino ma a pochi giorni dalla presentazione dei bilanci i poveri abitanti del quartiere devono mettere di tasca loro 10.000 euro

venerdì 14 ottobre 2011, di Massimiliano Nicosia

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Sono circa 10.000 euro di debito l’eredità che il progetto finanziato dalla Fondazione con il Sud lascia alla parrocchia del borgo antico di Librino Nostra Signora del Santissimo Sacramento e che adesso gli allibiti residenti, convocati dal parroco in una assemblea straordinaria, rischiano di dover tirare fuori dalle loro tasche. Il risultato paradossale è che ciò che era pensato per risollevare le sorti di un territorio disagiato, costituendo una opportunità per alcuni, forse finirà per gravare sul già magro bilancio familiare di altre famiglie di Librino.

A gennaio del 2009 la Fondazione con il Sud aveva inteso finanziare, tramite un bando apposito, progetti di sviluppo del territorio nell’ambito dell’educazione dei giovani e sviluppo del capitale umano di eccellenza; tutela e valorizzazione dei beni comuni; mediazione culturale e accoglienza/integrazione degli immigrati; sviluppo, qualificazione e innovazione dei servizi socio-sanitari.

Tra i diversi progetti proposti la Fondazione ha infine scelto quello presentato dall’area cattolica. Otto i soggetti promotori che si sono suddivisi il finanziamento di 270.000 euro: la parrocchia del borgo antico, retta da don Salvo Lo Cascio fino a settembre del 2010 e poi repentinamente trasferito, l’oratorio Giovanni Paolo II di suor Lucia, la Caritas diocesana di Catania, la parrocchia Resurrezione del Signore di viale Castagnola, le Acli, la cooperativa Marianella Garcia, il Centro Orizzonte Lavoro Cooperativa Sociale Onlus e la Confcooperative.

Dall’avvio del progetto, i soggetti promotori insieme ad altri soggetti aderenti, hanno previsto l’avvio di un servizio presso le scuole del territorio inviando due operatori per ogni scuola per seguire 5 bambini in difficoltà su indicazione del Preside, quattro centri di aggregazione nelle 2 parrocchie e nei 2 oratori sostenuti da 2 operatori pagati dal progetto insieme ai volontari già presenti, quattro botteghe di formazione lavoro (arredo casa, alluminio, gastronomia e cucito) che prevedevano un compenso per i formatori e i partecipanti, più alcune esperienze che non sono andate ancora in porto: la formazione di alcune cooperative sociali, un gruppo di acquisto solidale, un coordinamento permanente per Librino, stoppato però dal Comune perchè visto come un doppione degli Stati Generali.

Don Aristide Raimondi, parroco del borgo antico dalla fine dall’ottobre del 2010 quel progetto non l’ha scelto ma lo ha trovato già avviato al suo arrivo, nonostante le sue contrarietà, ha dovuto portarlo avanti in seguito all’impegno del precedente parroco don Salvo Lo Cascio e da allora la ripianazione del debito è stata una delle sue principali preoccupazioni. “Io non avrei mai aderito a questo progetto e fin quando sarò parroco la parrocchia non aderirà ad altri progetti di questo tipo”. “Noi non possiamo impegnarci per quella cifra - protesta una parrocchiana - qui chi è fortunato campa una famiglia con una pensione. Questi soldi li deve uscire chi aveva deciso di partecipare al progetto, non noi, chiedeteli a don Lo Cascio!”.

Il problema principale - spiega all’assemblea parrocchiale suor Lucia Ragusa, che con il suo oratorio Giovanni Paolo II è l’ente capofila del progetto finanziato - “è che quel progetto della Fondazione prevedeva una compartecipazione alle spese dei progetti promotori consistente nel 20%/25% circa del totale, e questa somma non era possibile giustificarla attraverso le nostre utenze come avviene adesso per altri finanziamenti”. In sostanza, aggiunge suor Lucia, nella maggior parte dei progetti è possibile raggiungere la propria quota considerando le spese delle bollette della luce dell’oratorio o valutare l’utilizzo dei nostri locali che mettiamo a disposizione del progetto ma in questo caso gli 8 enti dovevano mettere la quota di partecipazione di tasca propria. Suor Lucia spiega all’assemblea che loro, come capofila, hanno impegnato più risorse di tutti ma alla fine hanno raccolto la cifra necessaria a chiudere il progetto.

Ma se questi 10.000 euro che mancano non ce li mettiamo che succede?”. “Succede che salta tutto” chiarisce Cristina, commercialista incaricata da don Aristide per sbrogliare la matassa dei debiti, “e se salta tutto la Fondazione non salda l’ultima parte del finanziamento a tutti gli enti promotori e la parrocchia ci rimette anche i soldi che ha anticipato per conto della Fondazione”. “Altri soldi? - si meraviglia un’anziana signora - e quanti sono?” “Circa 50.000 euro in tutto, che in parte abbiamo accumulato in questi 2 anni e in parte sono stati prestati e devono essere restituiti perché sono soldi da destinare ai poveri”. “Ma la curia non può aiutarci? L’Arcivescovo che dice?”. “Attendo risposta - sospira Aristide che quando è arrivato ha dovuto pagare anche bollette insolute dal 2006 - ma per ora nessun segnale, se la curia non può donarceli chiederò almeno che ce li presti senza interessi, ma intanto dobbiamo sbrigarcela da soli perché abbiamo pochissimo tempo”. Intanto la curia ha consigliatoal parroco di accendere un mutuo con le banche; se dovessero rimanere con l’acqua alla gola con qualche rata si vedrà cosa è possibile fare.




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