Settimanale di informazione sulla periferia di Catania
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Periferiche dappertutto

mercoledì 9 aprile 2008, di Riccardo Orioles

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Quattro librinesi su cinque, secondo l’inchiesta, non sono soddisfatti di com’è ora il quartiere: trasporti, sanità e servizi comunali sono pessimi, e la sicurezza è un grosso problema. In maggioranza, tuttavia, non cambierebbero quartiere: sono affezionati a Librino, vorrebbero semplicemente migliorarlo. Ecco, la situazione di Librino (e degli altri quartieri: ma Librino, da solo, è un quarto di Catania) è tutta qua. Si vive male, ma si vorrebbe cambiare. Non è vero che la gente non pensa. La gente semplicemente non ha voce, non può parlare. Il giornalismo ufficiale (La Sicilia e Repubblica) se ne frega: si parla di Librino solo per cronaca nera o quando c’è qualche politico, o qualche affare, da aiutare. Ma il quartiere di per sè, questo quarto di Catania nelle mani di Dio, non gl’interessa affatto.

* * *

Dei giovani di Librino, sull’esempio dei loro amici di San Cristoforo, hanno fatto questo giornale di quartiere. Non sono interessati alla politica e non hanno affari. Vogliono semplicemente scrivere la verità, dare voce al quartiere. Chi parla prima o poi ha ragione, ma chi sta zitto ha sempre torto, e anche chi si lascia imbavagliare. Tutto qua. Sta funzionando? Funziona sì, nel senso che di Librino ora si parla molto più di prima. Abbiamo risolto il problema? Ancora no, abbiamo semplicemente cominciato. La voce dell’antilibrino - il giornalismo di cui parlavamo prima, quello degli affari - grida molto più forte e spinge indietro. L’altro giorno hanno fatto un convegno “sull’informazione” con tutti i pezzi grossi, pagato dal comune, in cui a coordinare c’era Tino Vittorio, quello che scriveva che Pippo Fava è stato ammazzato per questioni di donne. C’era la confindustria, c’era l’ordine dei giornalisti, c’era la stampa perbene. Librino, per gente così, è semplicemente un covo di delinquenti che si divertono a vivere in queste condizioni, una specie di selvaggi. Non cambieranno mai idea, perché ci guadagnano a scrivere così, è il loro lavoro. Potete provare a convincerli, a dirgli che il giornalismo si può fare anche dando una mano a Librino - ma dubito che ci riuscirete. E allora? Allora bisogna unirsi, fare delle Periferiche dappertutto, studiare meglio le tecniche, unificare le voci. Seguendo l’esempio più bello, quello di Pippo Fava e dei suoi Siciliani. E’ possibile? Sì che si può. Avremmo la forza per essere, tutti insieme, più bravi e più ascoltati dei giornali di ora. Però bisogna crederci, e forse non ci crediamo ancora abbastanza.




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