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Un anno di Periferica

lunedì 13 ottobre 2008, di Riccardo Orioles

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Un anno fa, con la Periferica, sono successe due cose che per Catania sono molto importanti.

La prima riguarda la Periferica proprio come giornale. E’ un piccolo giornale ma serio, indipendente, legato solo ai lettori. L’informazione "ufficiale" a Catania non è così. Non è indipendente ma ha dei precisi interessi da difendere, spesso non coincidenti con quelli dei cittadini. La Periferica (che non è il primo, nè sarà l’ultimo, giornale libero di quartiere) aiuta tutti a informarsi in modo più civile. E’ un buon esempio. Quando di "periferiche" ce ne saranno tante, l’informazione comincerà a esistere anche qui.

La seconda cosa importante è che la Periferica, stavolta non solo come giornale ma proprio come segno di vita, è nata e intende restare nei quartieri poveri, come Librino. E’ nata alla fine di un periodo di incontri, dibattiti, movimenti, che potremmo in un certo senso definire "politici". Non perché siano stati di "sinistra" o "di destra" ma perché, nel loro complesso, sono stati "di sotto".

Hanno cioè messo al centro, per la prima volta nella storia di Catania, non più il centro ma le periferie. Finora, i sette quartieri poveri di Catania hanno contato solo come serbatoi di voti comandati da altri. Adesso s’è aperto per tutti un percorso nuovo. La città è fatta principalmente dai quartieri. La cittadinanza è composta principalmente da famiglie povere. Famiglie e quartieri, nella "politica" che vogliamo (di sinistra, di destra, di così-così) debbono essere la base attiva da cui parte tutto. Sono i partiti, i "politici" ufficiali, a dover seguire le indicazioni di famiglie e quartieri, non viceversa. La "politica" (nostra, e di quelli come noi: il Gapa di San Cristoforo, per esempio) è tutta qua.

"Siete di sinistra o di destra? Il vostro leader ideale chi è, Berlusconi, la Finocchiaro, Lombardo, Veltroni?".

Noi non abbiamo leader, non ne vogliamo. Non ne abbiamo bisogno: siamo una comunità. Abbiamo, certamente, degli uomini saggi e buoni cui ci ispiriamo. Come il povero prete, padre Concetto Greco, che ha lasciato un segno così invisibile, ma così grande, nell’anima di questa città. Non era un uomo importante: ha solo lasciato tutti i privilegi del palazzo per vivere la sua vita qui nei quartieri, al Pigno, da povero fra i poveri, senza paura. Lui di mestiere faceva il parroco, ma l’esempio che ha dato vale per tutti, atei e cattolici, laici e religiosi. Lui, come intellettuale, ha scelto: "Non servirò chi comanda. Darò ciò che so ai poveri. Farò la mia vita con loro".

Ecco: non servono molte parole, a Catania oggi. Coloro che comandano (o magari "si oppongono" ma senza rinunciare ai privilegi che hanno) ci hanno portato al disastro, che oggi vediamo tutti. Ne usciremo solo attraverso la strada di padre Greco e di quelli come lui. Cerchiamo, umilmente ma con coraggio, di percorrerla tutti insieme.

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