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Museo dell’immagine: Si chiude il workshop del fotografo Reza

In due anni coinvolti 100 bambini delle scuole di Librino

lunedì 10 ottobre 2011

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Il riscatto passa attraverso l’arte e il linguaggio visuale. La fotografia diventa, per i ragazzi di Librino, mezzo e strumento di crescita.

Per centinaia di giovani si conclude un prezioso percorso che li ha visti protagonisti. La Fondazione Antonio Presti-Fiumara d’Arte accompagna i giovani alla fine di un bel viaggio e annuncia l’inizio di un altro, quello più prettamente tecnico e organizzativo che costituisce un importante tassello per la realizzazione del Museo Internazionale dell’Immagine-Terzocchio Meridiani di Luce che sarà realizzato a Librino. Sarà il più grande museo fotografico a cielo aperto, un archivio civile, antropologico e artistico che mostrerà i visi, gli sguardi, l’anima di oltre 30.000 persone di Librino, di Catania e dell’intera provincia etnea. Dopo il workshop previsto dal 17 al 21 ottobre 2011 alla scuola Campanella Sturzo di viale Bummacaro 8, tenuto dal fotoreporter iraniano Reza Deghati e da 6 fotografi tutor, la Fondazione Fiumara d’Arte continua il suo lavoro di selezione, editing, preparazione tecnica del Museo dell’Immagine che sarà creato nel cuore del quartiere di Librino.

“Ai giovani studenti coinvolti in questa iniziativa – spiega Antonio Presti, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte – abbiamo voluto donare la bellezza di un sogno che trae linfa dal linguaggio poetico e forte dell’arte. È stato bello vedere l’emozione dei giovani che per la prima volta utilizzano una macchina fotografica. Per loro non è solo un oggetto asettico, ma uno strumento per esternare la propria visione della vita nel loro quartiere. Attraverso l’obiettivo delle loro macchine i ragazzi esprimono l’amore per Librino, per il gioco, per la famiglia, per l’ambiente che li circonda, diventano interpreti di un nuovo modo di rappresentare il luogo dove vivono. Insieme agli artisti si getta in questo modo un seme che germoglierà nei loro cuori e sarà il frutto del loro futuro”.

Dopo 2 anni di incontri, confronti, lezioni a cielo aperto, e pratica fotografica, Reza Deghati conclude il suo ciclo di workshop con gli oltre 100 ragazzi delle scuole Campanella Sturzo, Mangano, Dusmet, Cannizzaro, San Giorgio, che si sono lasciati coordinare e dirigere da un grande maestro della fotografia, studiando tecniche dell’arte fotografica, diventando piccoli fotografi con la speranza di un grande futuro. “Incontrare questi ragazzi – sostiene Reza – è stato veramente emozionante. Ho visto i loro progressi, ho guardato la luce dei loro occhi, ho ascoltato i loro sogni, li ho accompagnati in un viaggio bellissimo fatto di arte, di immagini, di realtà quotidiane impresse per sempre sulla memoria delle loro macchine fotografiche e nei loro cuori. Ho lavorato con i bambini di molti Paesi del mondo, ma devo ammettere che l’impegno e l’entusiasmo dei ragazzi di Librino è stato veramente straordinario”.

Esprime soddisfazione il dirigente scolastico della scuola Campanella Sturzo, Lino Secchi, e afferma: “Sono contento per l’esperienza che hanno vissuto i ragazzi e per l’onore che ci ha dato Reza. Dall’altro lato però mi dispiace che i workshop si siano conclusi. Abbiamo visto negli anni l’entusiasmo e l’impegno che gli studenti hanno messo in questa nuova attività apprendendo tecniche e linguaggi nuovi e innovativi rispetto ai tradizionali. Sono certo che questa avventura sarà per loro produttiva anche in futuro e offrirà alla società in cui viviamo nuovi stimoli positivi”.

Fabio Dispirito di Fondazione Telecom Italia commenta così l’iniziativa: “La sosteniamo perché non è solo un progetto di formazione ed educazione alla fotografia destinato ai ragazzi del quartiere Librino di Catania: coinvolgere centinaia di giovani a  fotografare il quartiere, le loro famiglie, la vita del quartiere stesso e fare di queste foto una occasione di condivisione sociale con tutta la gente del quartiere è anche un esercizio di cittadinanza attiva, un momento di ridefinizione della propria identità attraverso la bellezza e la sua fruizione collettiva”.

E i ragazzi esprimono grande entusiasmo per l’esperienza vissuta. Alessandro Caruso vive a Librino e frequenta la III media alla Campanella Sturzo. “Quando mi hanno parlato del progetto e mi hanno detto se volevo inscrivermi io ho subito accettato – racconta - Il corso si è subito rivelato interessante: ci hanno insegnato come usare la macchina fotografica, ma allo stesso tempo ci hanno messo in relazione con altri Paesi e ci hanno fatto capire le usanze e la cultura. La cosa che ricorderò di più è il rapporto molto intenso che si è stabilito con i compagni, con i formatori e con Reza. Sono fiero di ciò che si è fatto per aiutare Librino”. Noemi Di Benedetto frequenta la III B della Campanella Sturzo: “Ho cominciato il corso di fotografia per fare nuove conoscenze, nuove esperienze e per arricchirmi dal punto di vista culturale, anche se non mi aspettavo che fosse così prestigioso”. Ilenia Mennone, classe II A della scuola Dusmet, ha 11 anni. “Io penso che Reza sia un fotografo molto bravo e simpatico. Mi sono divertita a fotografare volti e paesaggi”. Milena Landriscina, compagna di classe di Ilenia confessa il suo sogno: “Mi piacerebbe diventare una brava fotografa”. Per Nancy Ferlito, studentessa sedicenne del Boggio Lera, è stata un’esperienza importante. “Un anno fa ho cominciato un bellissimo progetto fotografico che oggi dico di amare, grazie alle emozioni provate condividendo momenti all’insegna dell’arte, dell’unione e dell’amicizia. Momenti che sempre più fanno crescere umanamente”.

Il presidente del consiglio di quartiere Loredana Gioia dichiara: “Da sempre sosteniamo i progetti di Antonio Presti perché crediamo che azioni di questo tipo possano restituire dignità e rispetto per il quartiere”.

L’archivio fotografico farà parte del Museo Internazionale dell’Immagine-Terzocchio Meridiani di Luce, La Fondazione, in questo modo, ha voluto istituire, all’interno del mondo della scuola, un processo educativo e formativo per i ragazzi. E vuole continuare a farlo. Una scuola di fotografia che trova anno dopo anno nelle nuove generazioni del quartiere il suo valore di essere. “Uno dei principi guida dell’azione è il fare: solo la praxis può renderci capaci di vivere una trasformazione, di accedere a una vera presa di coscienza.– spiega Cristina Bertelli, curatore artistico del progetto – Questo è quello che avviene grazie alla condivisione di migliaia di persone”.

I fotografi tutor: Francesco Butera, Claudio Floresta, Fabrizio Frixa, Luca Guarneri, Monica Laurentini e Lidia Tropea.




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